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1 décembre

Nasce Telerifondazione Web

 Telerifondazione Web la tv del circolo " Ottobre Rosso " di Barcellona P.G.

SPECIALE CONTRO LA RIFORMA GELMINI
  

16 novembre

UN ECONOMIA ALTERNATIVA E POSSIBILE:L'ALBA

chavezCHE E FIDEL(DA SINISTRA:UGO CHAVEZ E FIDEL CASTRO ,A FIANCO CHE GUEVARA CON FIDEL CASTRO.)

L'Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA) (in spagnolo: Alternativa Bolivariana para América Latina y el Caribe) è un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell'America Latina ed i paesi caraibici, promossa dal Venezuela e da Cuba in alternativa (da cui il nome) all'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti. L'aggettivo "bolivariana" si riferisce al generale Simon Bolivar, l'eroe della liberazione di diversi paesi sudamericani dal colonialismo spagnolo.

Il progetto ALBA è una proposta di integrazione differente dall'ALCA. Mentre l'ALCA risponde agli interessi del capitale transnazionale e persegue la liberalizzazione assoluta del commercio dei beni e dei servizi, l'ALBA pone enfasi alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e pertanto esprime gli interessi dei popoli latinoamericani. ALBA è basata sulla creazione di meccanismi finalizzati alla creazione di vantaggi cooperativi fra le nazioni che permettano di compensare le asimmetrie (sociali, tecnologiche, economiche, sanitarie, etc.) esistenti tra i paesi dell'emisfero. Si basa sulla cooperazione tramite fondi di compensazione destinati alla correzione delle disparità che pongono in posizione di svantaggio i paesi deboli rispetto alle potenze economiche. Perciò la proposta dell'ALBA dà priorità all'integrazione latinoamericana e privilegia la negoziazione tra i blocchi sub-regionali, aprendo nuovi spazi di consultazione con l'intento di approfondire la conoscenza della posizione dei paesi membri e di identificare ambiti di interesse comune che consentano di costruire alleanze strategiche e assumere posizioni comuni nei processi di negoziazione. L'obiettivo è impedire la dispersione nella negoziazione, evitando che le nazioni aderenti si contrappongano e siano assobite nella voragine delle pressioni per la rapida costituzione dell'ALCA.

ALBA è una proposta di costruzione del consenso per ripensare gli accordi di integrazione allo scopo di promuovere lo sviluppo nazionale e lo sviluppo regionale in maniera endogena, autonoma, in modo da sradicare la povertà, correggere le disuguaglianze sociali ed assicurare una crescente qualità della vita per i popoli. La proposta dell'ALBA si affianca alla rinascita della coscienza dell'urgenza di una nuova classe politica, economica, sociale e militare in America Latina e nei Caraibi. ALBA si affianca alla lotta dei movimenti, delle organizzazioni e delle campagne nazionali che vanno moltiplicandosi ed articolandosi nel continente contro l'ALCA. È, in definitiva, una manifestazione della decisione storica delle forze progressiste del Venezuela di dimostrare che "un'altra America è possibile".

14 novembre

CHI PAGA L'ACQUA DELLA CITTA' DEL VATICANO?

dal bolg di Franca Rame

CHI PAGA L'ACQUA DELLA CITTA' DEL VATICANO?
A partire dal 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, lo stato italiano si fa carico della dotazione di acqua per lo Stato Vaticano, in virtù dell’articolo n. 6, che al primo comma dice che "L’Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati alla Città del Vaticano un’adeguata dotazione d’acqua in proprietà".
L’Italia si fa carico da allora dei 5 milioni di metri cubi d’acqua consumati in media dallo Stato Pontificio. Per le acque di scarico, Città del Vaticano si allaccia all’Acea, ma non paga le bollette, perché non riconosce la tassazione imposta da enti appartenenti a stati terzi. In soldoni, non riconosce Acea perché è "straniera".
Quando Acea si quota in borsa nel 1999, chiede un intervento al governo italiano, che ripiana i 44 miliardi di lire di debiti relativi alla fornitura delle acque vaticane. Da quel momento, la Chiesa avrebbe dovuto farsi carico di una spesa di 4 miliardi di lire annui, ma non è andata così. Tutti i salmi finiscono in gloria, e lo Stato italiano si trova di nuovo nel 2004 a pagare il conto: tocca alla finanziaria 2005 stanziare 25 milioni di euro subito e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprie.
Nel 2001 il Governo Berlusconi istituisce una commissione bilaterale per provare a dirimere la questione delle acque bendette, ma pare che ci sia poco da fare per i debiti che ACEA lamenta, il Vaticano è disponibile a pagare solo una quota di 1.100 euro, per realizzare un depuratore. STOP.

QUANTO COSTA RATZINGER?

ratzinger
ANCHE SE E' UNA VECCHIA NOTIZIA QUESTA E' UN FATTO GRAVE,ED E' GIUSTO INFORMARVI...
 
Un milione e una coppa d’oro massiccio e pietre preziose: tanto costerà ai cittadini sardi accogliere il rappresentante di un dio in terra a Cagliari. Ma la Chiesa non si dichiara soddisfatta e ne chiede altri 400.000 subito erogati dalla Regione.

Se foste il governatore della Regione Sardegna cosa fareste con un milione di euro per la collettività? Be’, potreste cominciare con il rimettere a posto le infrastrutture dell’isola, come strade e ferrovie. Magari concludere gli infiniti lavori della strada statale 131 che collega Cagliari al nord dell’isola. O mettere in sicurezza la 195 dove cittadini e turisti trovano la morte ogni anno (il bassista di Carmen Consoli morì dopo un concerto nel 2006). Oppure costruire nuovi reparti negli ospedali sardi, potenziare il centro del microcitemico (giusto per aiutare a debellare le malattie endemiche dei sardi). Magari aiutare i 350 mila poveri della Sardegna con strutture e accoglienza. Con un milione di euro si potrebbero creare circa 30 borse di studio triennali per dottorati di ricerca. O se non vi piace l’approccio samaritano magari preferite un potenziamento delle strutture turistiche, culturali o di energia alternativa come eolico e fotovoltaico?

SOLDI REGALATI - Insomma alla Sardegna di certo non mancano le cose da migliorare o da valorizzare. Invece quel milione di euro come è stato speso? Il 7 Settembre quel milione di euro scomparirà in meno di 10 ore e il giorno dopo non ne rimarrà più nulla. Come? Semplice: la Regione Sardegna ha devoluto un milione di euro alla Curia Arcivescovile della Diocesi di Cagliari per accogliere per dieci ore Papa Ratzinger per l’evento definito “Il Papa in Sardegna”. Che siate cristiani protestanti o ortodossi, musulmani, ebrei, indù, buddisti, non credenti o appunto cattolici non fa differenza. I vostri soldi verranno spesi per il capo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Non solo, ma i soldi verranno gestiti dalla Diocesi cagliaritana e non dalla stessa Regione. In pratica sono stati regalati dei soldi pubblici a fondo perduto e senza ricevuta dei pagamenti ad una organizzazione di parte. Un po’ come se per accogliere Bill Gates la Regione chiedesse alla stessa Microsoft di organizzare l’evento.

SOBRIETÀ - Come verranno spesi questi soldini?Sicurezza, trasporti (come se il Papa non disponesse di ingenti somme per queste due spese!), una serie di maxischermi per riprendere l’evento e soprattutto un calice d’oro massiccio di 1,5 Kg tempestato di pietre preziose. Oro sardo ovviamente (miniera di Furtei, l’unica miniera d’oro italiana) e al prezzo attuale dovrebbe costare intorno ai 25000 euro (solo l’oro puro, poi per le pietre e la lavorazione la cifra sale vertiginosamente). La coppa dell’ “umile operaio nella vigna delSignore” è stata battezzata il “Calice dei Sardi” giusto per ribadire che è stato pagato con le tasse dei sardi. Una sorta di Santo Graal da cui Ratzinger berrà il vino durante la messa. Probabilmente nessuno dei protagonisti ha mai visto Indiana Jones nella scena in cui sceglie il Graal di legno e imparato qualcosa da questa.

NON BASTA - Ma non è finita qui, perché l’Arcivescovo Mani oltre ad aver speso tutti i soldi donatigli dalla Regione, senza alcun pudore ha chiesto ulteriori 400.000 euro per i palchi e le infrastrutture. Con la Deliberazione n. 44/43 del 6.8.2208 la Regione Sardegna, con firma Renato Soru, ha regalato, senza chiedere conto di dove fosse finito l’altro milione di euro, altri 400.000 euro. Non osiamo chiedere quanto avranno speso Comune e Provincia di Cagliari. La città ovviamente sarà sequestrata ai cittadini e blindata. Tutte le vie principali del centro verranno chiuse per tutta la giornata fin dalla notte precedente. Non organizzate gite alla spiaggia del Poetto quindi.

NESSUNA PROTESTA - Ma, ci chiediamo, davvero c’è bisogno di così tanto denaro per accogliere una personalità importante come il Papa? Davvero bisogna sequestrare una città (e denaro!) ai sardi per dieci orette di percorso in papamobile? Il fatto che il governatore Soru (Partito Democratico e inventore di Tiscali) abbia donato questo denaro, il suo uso smodato e volgare, dato a occhi chiusi ad una organizzazione di parte, il fatto che venga patrocinata da forze armate, polizia, vigili del fuoco e da tutte le istituzioni che dovrebbero essere superpartes, non turba gli animi di alcuno in Sardegna. A parte qualche timida protesta di qualche anticlericale in rete, nessuno tra politici o giornali si è opposto o ha protestato. Tutto questo spreco nella Sardegna del 2008 non fa scandalo. Tra i kit in vendita a 4 euro con magliettina, cappellino e bandierine dello Stato del Vaticano e l’immagine di Ratzinger riflessa su tutte le tv e i giornali sardi per settimane, tutti i sardi vedranno i loro soldi scendere dal calice d’oro direttamente sulla bocca del Papa. E in rete qualcuno difende lo spreco di denaro pubblico dicendo che è ora di dire basta a questo “pauperismo d’accatto”! E già, la Chiesa per troppi anni si è vestita di sandali e abiti stracciati: è giunta l’ora di voltare pagina."

http://www.giornalettismo.com/archives/ ... bbastanza/
ratzinger-kereszt
5 octobre

A TERME VIGLIATORE I FUNERALI DEL PROFESSOR PARMALIANA

La Procura di Patti ha acquisito l’ultima lettera scritta dal docente che esprime sfiducia verso la Procura di Barcellona

Adesso sarà la Procura di Patti a dover chiarire le ragioni del suicidio del professor Adolfo Parmaliana. La lettera che il docente ha scritto prima di lanciarsi dal viadotto dell’autostrada Messina-Palermo è stata acquisita dai magistrati che indagano su questa vicenda che ha scosso l’opinione pubblica messinese.

La missiva è indirizzata al fratello ed è stata inserita in un carteggio, anche quello acquisito dalla Procura. Parmaliana spiega le ragioni del suo gesto disperato e ricorda le sue tante denunce contro gli amministratori locali, i rapporti con ambienti della massoneria e della criminalità organizzata, il malaffare di politici senza scrupoli.

Il contenuto della lettera è protetto dal massimo riserbo ma qualcosa filtra e lascia sgomenti quanti lo avevano apprezzato sia come docente che come esponente dei DS di Terme Vigliatore. Secondo indiscrezioni Parmaliana nella missiva punta l’indice verso un complotto che sarebbe stato ordito contro di lui e culminato con un recente rinvio a giudizio da parte della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto con l’accusa di diffamazione. A seguirlo legalmente fino al suo ultimo giorno di vita è stato l’avvocato Fabio Repici che non usa mezzi termini: “Il professor Parmaliana si è sentito tradito dalla giustizia. Ha patito molto quel rinvio a giudizio,proprio lui che per una vita si è battuto contro il malaffare. E purtroppo in passato tante sue denunce contro amministratori vicini alle cosche mafiose sono passate inosservate”. Questo rinvio a giudizio per il docente ha rappresentato una punizione per le tante battaglie di legalità compiute negli ultimi anni anche contro ambienti della magistratura.

Parmaliana era indagato per delle accuse contro l’ex vicesindaco di Terme Vigliatore e due manifesti affissi in paese dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Nel volantino, che risale al 2005 Parmaliana scrisse fra l’altro: “Giustizia è fatta, gli onesti hanno vinto”.

E, secondo l’avvocato Fabio Repici, la sfiducia nei giudici di Barcellona sarebbe stata tanta da indurlo a suicidarsi a Patti in modo che le indagini finissero per competenza alla Procura di Patti e non a quella barcellonese.
I funerali del professor Parmaliana sono stati celebrati ieri, sabato 4 ottobre, alle 15, nella Chiesa dei Benedettini di Terme Vigliatore.

www.tempostretto.it
http://it.netlog.com/clan/rossosam/blog/

http://www.gcbarcellona.netsons.org/

28 juin

APPELLO A TUTTI QUELLI CHE HANNO VOTATO BERLUSCONI... LEGGETE E DIFFONDETE

Mi rivolgo al 53 x cento degli italiani che hanno votato x Berlusconi,che ne pensate? Avete visto come ha fatto riprendere gli stipendi della povera gente??? dove sono i punti del programma? a me sembra ke il decreto salva rete 4 non cera nel programma,neanke il blocca-processi e neanke il decreto contro le intercettazioni! maVI RENDETE CONTO???!!!! SIETE ANCORA CONVINTI DI AVER VOTATO UN POLITICO O UN PAGNOTTISTA??? vorrei sapere che ne pensate? avete regalato l'italia hai mafiosi e agli evasotri fiscali! POPOLO SVEGLIATEVI! NELLA PROVINCIA DI MESSINA AVETE FATTO VINCERE CHI VI VUOLE PRIVATIZZARE L'ACQUA!!! MA DOVE SIAMO ARRIVATI?!!!!

25 juin

Il cannolo di totò

 

Citazione

YouTube - TOTO' CANNOLO

UN UOMO KE IN DIRETTA TV TI CRITICA FALCONE E BORSELLINO COME FA A DIVENTARE PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA???
   

21 juin

Il caso Meredith e la politica

 

 Anche alcuni stretti familiari di Raffaele Sollecito sarebbero indagati nell'inchiesta avviata dalla procura di Perugia in seguito alla trasmissione da parte della tv pugliese Telenorba delle immagini dei sopralluoghi della polizia scientifica nell'abitazione dove venne uccisa Meredith Kercher che mostravano tra l'altro il corpo della studentessa inglese.

I reati ipotizzati nel fascicolo sono violazione della privacy, diffamazione, pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale e violazione della norma sul trattamento di dati giudiziari da parte di privati. I familiari di Raffaele Sollecito avrebbero inoltre contattato alcuni politici affinché intervenissero 'da Roma' per fare pressioni sugli inquirenti perugini che indagano sulla morte di Meredith. 

La circostanza, secondo quanto si apprende, emergerebbe dalle intercettazioni dei familiari di Sollecito contenute nelle migliaia di atti depositati dai pubblici ministeri Giuliano Mignini e Manuela Comodi dopo la chiusura delle indagini. I politici di cui parlano i familiari di Sollecito nelle telefonate, e che sarebbero stati anche contattati almeno in un caso - si apprende da fonti qualificate - sarebbero Domenico Nania del Pdl e Nello Formisano dell'Idv. Gli stessi parenti, in un'altra telefonata avrebbero valutato l'ipotesi di coinvolgere nella difesa di Raffaele, come poi è stato, l'avvocato e deputato del Pdl, Giulia Bongiorno.

Nelle conversazioni, sempre secondo quanto si apprende, i familiari parlerebbero della necessità di rivolgersi ai politici per fare pressioni sulla Cassazione in occasione del ricorso contro la custodia cautelare in carcere presentato da Raffaele e di intervenire per far trasferire o spostare alcuni investigatori della questura di Perugia che si sono occupati in questi mesi dell'omicidio della studentessa inglese.

Riguardo al filmato della scientifica, il 5 aprile scorso la polizia perquisì la redazione dell'emittente pugliese sequestrando il video. Vennero quindi denunciato il direttore della tv e un giornalista. Un fascicolo è stato aperto anche dalla procura di Bari. Ora i due uffici giudiziari dovranno decidere a chi spetta la competenza a proseguire l'indagine. Dalle intercettazioni delle due inchieste emergerebbe che alcuni familiari di Sollecito avrebbero chiesto dei soldi per fornire il video della scientifica alla televisione. Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Puglia, il 27 marzo scorso, aveva deciso di sospendere per sei mesi dall'attività professionale il direttore dell'emittente di Conversano (Bari) Telenorba, Vincenzo Magistà. La decisione fu presa proprio a seguito della messa in onda di immagini tratte dai filmati sul luogo dell'omicidio, in cui vengono mostrati dettagliatamente i particolari sulla ferita al collo della ragazza e il corpo nudo della vittima. Immagini che avevano provocato da più parti reazioni polemiche.

 http://www.siciliainformazioni.com

20 juin

Politica e mafia a Barcellona P.G.

Si respira una brutta aria a Barcellona Pozzo di Gotto.
E girano pure delle brutte voci.
Antonio Mazzeo – Redazione terrelibere.org 
Sei mesi dopo la conclusione dell’indagine conoscitiva della commissione prefettizia sulle infiltrazioni mafiose al Comune, sul tavolo del ministro degli Interni giace una relazione che descrive gravi deviazioni amministrative e le frequentazioni rituali tra boss e politici locali. Eppure, ad oggi, Giuliano Amato non ha ancora predisposto il decreto di scioglimento da sottoporre al Consiglio dei ministri. A settembre 2006 sembrava cosa fatta. Si disse che era questione di giorni. Poi iniziò un altalenante susseguirsi di conferme e di smentite. Attraverso ripetute interviste a giornali ed emittenti televisive, il sindaco Candeloro Nania, cugino del più noto senatore di An Domenico, rivelò di essere stato ricevuto da alti funzionari del Viminale e di avere dimostrato agli stessi l'insussistenza, a suo dire, dei presupposti per lo scioglimento dell'amministrazione comunale da lui guidata. Intanto si facevano pressanti le “insinuazioni” che vedevano lo scioglimento sacrificato da una “trattativa” tra gli amministratori di centrodestra protetti dal potente parlamentare barcellonese ed uno o più esponenti regionali dei Ds e della Margherita, finanche un senatore dell’Unione eletto nell’isola e persino un sottosegretario meridionale. “Tu ci metti una buona parola a Roma e noi disertiamo di tanto in tanto le risicate votazioni a palazzo Madama”, il succo dell’accordo. Il tutto veniva messo nero su bianco da alcuni organi di stampa locali. Scontata una levata di scudi delle segreterie dei due maggiori partiti del centrosinistra e di An, la richiesta della testa dell’incauto giornalista e magari una sfilza di querele da parte dei parlamentari chiamati in ballo. E invece un inquietante silenzio-assenso. Iniziava allora a circolare in versione integrale il contenuto della “segreta” relazione prefettizia ed il sindaco Nania, a nome della maggioranza, chiedeva ufficialmente l’archiviazione della procedura di scioglimento del Comune contestando alcuni dei rilievi (i meno significativi) dei commissari. Continuava l’agonia di una città oppressa dalla violenza, che aveva sperato però di incamminarsi in un difficile percorso di liberazione dal condizionamento criminale. 

Certo le voci indignate sono state poche, troppo poche. Le maggiori associazioni antimafia d’Italia, riunitesi a Barcellona l’8 gennaio scorso per ricordare il sacrificio del giornalista Beppe Alfano, avevano chiesto qualche sforzo in più per dare la spallata finale ad una consorteria politico-affaristica che appariva ormai moribonda. I partiti all’opposizione hanno invece nicchiato, hanno scelto di non alzare la voce, non hanno preteso spiegazioni ai propri rappresentanti di Roma e Palermo accusati di combine con l’avversario post-fascista. Per alcuni dei leader locali è già tempo di campagna acquisti e rimpolpare le liste in previsione della prossima tornata elettorale, che senza il decreto di Amato, scatterà a primavera. 

Domenica 14 gennaio c’è stato un colpo di teatro: nel corso di un comizio nella piazza centrale di Barcellona, il senatore Nania ha dichiarato di aver ricevuto personalmente da Giuliano Amato confidenze secondo le quali il Ministro stesso non “reputa sussistere i presupposti per lo scioglimento dell'amministrazione comunale ma che non è detto che egli riesca a respingere le poderose pressioni che gli vengono rivolte da personaggi che ambirebbero allo scioglimento per bieche convenienze politiche”. C’è chi ha letto le dichiarazioni del parlamentare come un’ammissione di sconfitta, mentre da Roma giungono voci che entro venerdì 19, massimo il 26 di gennaio, il Consiglio dei Ministri avrebbe commissariato Barcellona per mafia. La “soffiata” dalla capitale induce a pensare che si è alla svolta finale. Ma l’illusione dura poco. Lunedì 15, sindaco e assessori si presentano al lavoro spavaldi. C’è chi giura di averli sentiti festeggiare in sala giunta. “Amato non predisporrà il decreto, ormai è certo”, gridano alcuni. Dal Viminale si raccolgono implicite conferme. “Non potevamo fare di più, di fronte alle contro-osservazioni dei due Nania, Giuliano Amato avrebbe richiesto alla Prefettura di Messina ulteriori elementi a chiarimento. Gli sarebbe stato risposto che la situazione odierna è diversa e così il ministro ha deciso di soprassedere”. 

L’ennesimo trionfo del senatore nero. Ennesimo perché sono passati quasi quattro anni da quando sono pubbliche le risultanze delle inchieste sulle commistioni tra alcuni assessori e consiglieri e la criminalità organizzata nella gestione di importanti opere pubbliche in mezza Sicilia (“Operazione Omega-Icaro”), e nessuno, né a Messina, né a Palermo, né a Roma aveva ritenuto doveroso avviare un’indagine conoscitiva sul reale peso dell’infiltrazione mafiosa nella vita politico-amministrativa di Barcellona Pozzo di Gotto. L’immobilismo è durato sino al gennaio dello scorso anno, quando la Relazione di minoranza (oggi maggioranza di governo) della Commissione parlamentare antimafia dedicava alla città del Longano un capitolo intero. “La mafia barcellonese mostra di avere grande capacità di infiltrazione nel settore degli appalti pubblici e nelle amministrazioni locali … e l’indebita interferenza nella gestione del servizio di raccolta dei rifiuti”, dichiaravano i commissari. Poi un passaggio ancora più sconvolgente: “L’importanza di Barcellona negli equilibri di Cosa Nostra è risultata anche nelle vicende della strategia stragista che colpì la Sicilia nel 1992. Molti collaboratori di giustizia hanno riferito che proprio nella provincia messinese si tennero alcune riunioni fra uomini di Cosa Nostra ed interlocutori esterni. Ma al di là di questo c’è il fatto, riferito da Brusca, che il telecomando da lui stesso azionato il 23 maggio 1992 a Capaci gli venne personalmente recapitato da Giuseppe Gullotti…”. Barcellona la Corleone del XXI secolo, si disse. Lo scioglimento per mafia del Consiglio apparve la strada obbligata per ridare barlumi di legalità e trasparenza alla vita amministrativa della città. Ma c’erano le elezioni politiche alle porte e si ritenne, tacitamente, che la questione non dovesse avvelenare il libero confronto tra le parti. Prodi vinse anche se di un soffio ma si preferì far passare impunemente anche la tornata per il rinnovo del Parlamento regionale. Quasi non si dovesse disturbare il grande manovratore locale. Finalmente a giugno 2006 giunsero i quattro commissari nominati dal Prefetto Stefano Scammacca che in meno di un mese definirono la realtà barcellonese come “molto inquietante”. “La mafia imprenditrice, quella delle connivenze con alcuni membri delle istituzioni e, per finire, quella che si insinua nel settore della politica, dei servizi pubblici e della pubblica amministrazione sono le connotazioni più recenti della criminalità organizzata barcellonese”, si legge in una delle centoquarantasei pagine di relazione. Centoquarantasei pagine in cui che sarebbero state smontate da una “richiesta di archiviazione” a firma dell’amministrazione di appena 8 pagine, più 9 schede di “osservazioni”. A cui si sarebbe aggiunto, e in modo determinante, un “supplemento esplicativo” a firma del Prefetto Stefano Scammacca. 

Amato ha preferito credere più a lui che al “collega” Antonio Nunziante a capo della commissione ispettiva, promosso intanto a Prefetto di Forlì. Poco meno di un anno fa, il 15 marzo 2006, Stefano Scammacca non aveva certo dato un bell’esempio di alto funzionario dello Stato. Chiamato a deporre come teste al processo di Catania sul “rais” dei supermercati della Sicilia orientale, Sebastiano Scuto, imputato di mafia, il Prefetto di Messina ha risposto con ben trenta “non ricordo”. Ha tuttavia ammesso “un rapporto amichevole” con l’imprenditore. Tanto amichevole da svendergli una Macerati del ’68. Ma questa è un’altra brutta storia. 

Il gioco al massacro 

E così ancora una volta a Barcellona le frasi più ricorrenti sono “semu tutti i stissi” o “il mafioso, tanto, lo abbracciavano tutti”. E trapelano vere e proprie perle bipartisan. Uno dei temi che ha destato l’interesse dei commissari è stato ad esempio quello della locazione di immobili sede di uffici pubblici comunali. Rovistando tra le carte si è scoperto che il 18 ottobre 2001 il Comune di Barcellona stipulò un contratto della durata di 6 anni con tale Alessandro Cattafi, amministratore unico della Dibeca Snc di Barcellona, “in sostituzione di Nicoletta Di Benedetto, proprietaria dell’immobile, dietro corresponsione di un canone annuo fissato in 27.888,67 euro”. Alessandro Cattafi e Nicoletta Di Benedetto risultano essere rispettivamente figlio e madre dell’avvocato Rosario Cattafi, sottoposto dal luglio 2000, data antecedente alla stipula della locazione, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per cinque anni. Certo le colpe dei padri non ricadono automaticamente sui figli, ma sarebbe bastata una capatina alla Camera di commercio per verificare che la società in questione non occultava per nulla il suo vero dominus: il nome completo è infatti “Dibeca snc di Cattafi Rosario & C”, oggetto la gestione di lavori edili, stradali, marittimi e ferroviari. Amministratore unico della società sino al 1987, Agostino Cattafi, fratello di Rosario, poi sindaco del comune di Furnari. 

Rosario Cattafi è descritto dai commissari prefettizi come uno dei “soggetti di livello superiore” che si muovono per mediare i contatti tra i vertici di Cosa Nostra e “taluni membri delle istituzioni operanti specialmente nel settore della politica, della giustizia e delle pubbliche amministrazioni”. Le indagini hanno accertato i rapporti tra il legale e “numerosi esponenti della criminalità organizzata provinciale e regionale, con particolare riferimento a Francesco Rugolo, ai vertici del gruppo barcellonese, ucciso il 26 febbraio 1987”. Cattafi è stato pure “compare di anello” del boss Giuseppe Gullotti (quello citato nella Relazione dell’Antimafia come il fornitore del telecomando per l’attentato mortale contro il giudice Falcone, la moglie e la scorta del 1992), a capo della mafia del Longano perlomeno sino alla sua condanna definitiva per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano. “Di assoluto rilievo – aggiungono i commissari - sono anche i rapporti che lo vedono legato al boss catanese Benedetto Santapaola ed a soggetti appartenenti alla cosca mafiosa di quest’ultimo. Numerosi collaboratori di giustizia hanno indicato Cattafi come personaggio inserito in importanti operazioni finanziarie illecite e di numerosi traffici di armi, in cui sono emersi gli interessi di importanti organizzazioni mafiose quali, oltre alla cosca Santapaola, le famiglie Carollo, Fidanzati, Ciulla e Bono”. Esponente di punta negli anni ’70 dell’estrema destra accanto a Pietro Rampulla, l’esperto artificiere di Cosa Nostra, Rosario Cattafi è stato pure indagato (e prosciolto) dalla DDA di Caltanissetta nell’ambito del procedimento sui “mandanti occulti” della strage di Capaci. Egli ha pure subito una pesante condanna, poi annullata, al processo sull’Autoparco della mafia di via Salomone a Milano. 

Con l’oscuro personaggio sarebbero stati sin troppo accondiscendenti quasi tutti i gruppi politici di Barcellona. “Fu l’allora giunta di centrosinistra con delibera del 15 giugno 2000, approvata dal sindaco Francesco Speciale e dagli assessori Ds Rocco Marazzitta, Giuseppe Saya e Vito Siracusa ad autorizzare l’amministrazione a stipulare il contratto di affitto con la società della famiglia Cattafi”, ha scritto Candeloro Nania nella sua richiesta di archiviazione della procedura di scioglimento del Comune di Barcellona. “L’atto di affitto è stato sottoscritto materialmente il 18 ottobre 2001 dall’allora Commissario regionale, dott. Zaccone”, ha replicato l’ex sindaco Speciale. E viene pure recuperata dagli archivi del Municipio una delibera del Consiglio comunale in data 9 maggio 2000 con cui si approvava una proposta di emendamento a firma dei capigruppo dei partiti del centrodestra Maurizio Marchetta, Nicola Marzullo, Santi Calderone e Danilo Gelsomino che elevava a 70.000 euro il capitolo di bilancio riservato annualmente all’affitto dei nuovi locali. Dunque il “regalo” a Cattafi & famiglia non era certo da imputare – solo - all’allora giunta di centrosinistra. Firmato poi il contratto dal Commissario nessuno se l’è poi sentita di tirarsi indietro e la Dibeca ha già incassato quasi 140.000 euro di canoni d’affitto. Per la cronaca, nello stabile “comunale” dei Cattafi ha sede anche la Croce Rossa Italiana – delegazione provinciale di Messina / Barcellona. 

“Io Cattafi lo conoscevo bene” 

Primo firmatario dell’emendamento sugli affitti, come abbiamo visto, tale Marchetta, astro ascendente di An, poi vicepresidente dell’odierno consiglio comunale. A lui la relazione prefettizia dedica più di un passaggio. Intanto perché notato in compagnia dello stesso avvocato Rosario Cattafi e di altri mafiosi di punta del gotha barcellonese, come ad esempio Giuseppe “Sem” Di Salvo, odierno reggente del clan. Maurizio Marchetta è stato indagato per associazione mafiosa finalizzata alla turbativa d’asta nel procedimento “Omega” e nei suoi confronti è stata proposta misura di prevenzione antimafia personale e patrimoniale. Il 26 maggio 2006 il Tribunale di Messina ha però rigettato la richiesta di confisca ordinando il dissequestro dei beni e, provvidenzialmente, solo due mesi fa, il reato per il 416bis è stato derubricato in associazione semplice. 

Anche l’avvocato Rosario Lizio, assessore alla “Pubblica Istruzione, promozione culturale, valorizzazione dei beni culturali, musei, biblioteche, sport e turismo” è stato notato perlomeno una volta in compagnia del “collega” Cattafi. E nella giunta Nania ha seduto per quasi tutto il mandato un secondo assessore “vicino” al controverso personaggio in odor di mafia e servizi segreti, il forzista Giuseppe Cannata, delega ai temi caldi dell’“Ambiente e della Sanità”. Cannata è stato descritto come “soggetto più volte trovato in compagnia di alcuni tra i più importanti e pericolosi appartenenti alla criminalità organizzata” (tra gli altri Sem Di Salvo, i fratelli Aldo e Salvatore Ofria, Cosimo Scardino, ecc.). Già condannato per emissione di assegni a vuoto, Cannata è imputato di tentata estorsione e falso in bilancio (reati per i quali fu arrestato nel maggio 1997). Candeloro Nania ha deciso di sbarazzarsi di lui solo il 3 ottobre 2006. “Sono intervenuto – ha dichiarato - quando ho avuto conoscenza e certezza che nelle note prefettizie e nella relazione Nunziante si faceva riferimento alle presunte frequentazioni del Cannata”. Evidentemente per il sindaco garantista non erano stati sufficienti manette e relazioni antimafia. Del resto il Cannata era cittadino al di sopra di ogni sospetto. La moglie sarebbe una dipendente del Ministero degli Interni al servizio della Prefettura di Messina e da due anni presterebbe servizio presso l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza di Barcellona… 

CHI E' PEPPINO BUZZANCA?

Pubblichiamo un post apparso sul multiblog siculo “i siciliani” (www.siciliani.splinder.com) su peppino buzzanca, risalente al 2006.

Vado in giro in moto in una delle giornate più belle che questo periodo primaverile possa regalarci e scorgo da sotto la visiera del casco le faccione dei politici nostrani candidati alla Regione, in vista delle elezioni che si terranno il 28 maggio p.v.

Uno in particolare mi colpisce e mi fa pensare, ovvero il mio compaesano Peppino Buzzanca (nel riquadro). Non sapete chi è Peppino Buzzanca? Piccola cronostoria della vicenda che lo ha interessato nel recente passato politico:

 7 agosto 1995 Giuseppe Buzzanca, dietologo, amico e commilitone prima nel Msi e poi in An del compaesano Domenico Nania, pure lui di Barcellona Pozzo di Gotto, eletto dalla destra alla presidenza della Provincia di Messina, si fa accompagnare dall’autista di servizio, come dicevamo con moglie e bagagli, dalla sua città fino in Puglia (quattrocentocinquanta chilometri) per imbarcarsi su una nave di lusso per una navigazione di porto in porto nel Mediterraneo: «Ci vediamo al ritorno». «Buona vacanza, signor presidente». Un piacerino come tanti altri, pensa il presidente. Ma sì, ha letto da qualche parte che quel bacchettone moralista di Silvius Magnago ha rinunciato all’auto blu (cui aveva diritto) appena smesso di fare il presidente della Provincia di Bolzano e della Svp per tornare al volante, lui, a 78 anni e con una gamba sola. E sa che il suo partito, nei decenni d’opposizione prima di entrare nelle stanze dei bottoni, faceva l’iradiddio contro l’abuso delle macchine di servizio. Ma che sarà mai un piacerino… Macché: lo denunciano e lo condannano (…). Ma Buzzanca è un osso duro. E dà inizio a una accanitissima battaglia di ricorsi e controricorsi, commi e cavilli, per restare imbullonato al suo trono presidenziale e non pregiudicare il trasloco su quello di sindaco di Messina. Trasloco già concordato col primo cittadino uscente, il forzista Salvatore Leonardi: tu dai la tua poltrona a me, io do la mia poltrona a te. Le opposizione gridano allo scandalo, dicono che non è il caso che la Casa delle Libertà candidi a guidare Messina alle elezioni del 25 maggio 2003 un uomo già condannato per peculato d’uso in primo e in secondo grado (…). L’articolo 59 del Testo unico dell’ordinamento degli enti locali infatti non lascia spazio a equivoci: “Non possono essere candidati alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della Provincia, sindaco, assessore e consigliere” coloro che “hanno riportato condanna definitiva per i delitti previsti dagli articoli 314 (peculato)…”. Chiaro? Eh no, dicono gli amici di Peppino: la sentenza dev’esser appunto definitiva! E lo candidano lo stesso. Ma non basta. Per andare sul velluto, il nostro Buzzanca come ultimo atto lancia un fantastico bando di concorso per assumere alla Provincia centocinquanta persone. E i soldi? Bah… E il patto di stabilità? Bah… E gli appelli del governo a non fare nuove assunzioni? Bah… Venticinquemila sono i giovani che fanno la domanda. Per scoprire, subito dopo le elezioni che premiano sia Buzzanca in Comune sia Leonardi alla Provincia, che era una truffa: non ci sono soldi, concorsi annullati (…). Verdetto in Cassazione: condanna confermata. Che fa Buzzanca: se ne va? Macché: ricorre contro la rimozione (…). A novembre finalmente il sindaco, dichiarato decaduto, viene rimosso e deve lasciare il posto al commissario. E’ finita? Macché: ricorre contro la rimozione in Cassazione (…). Consulto nella Casa delle Libertà: che fare? Idea: se la legge dà fastidio, si cambia. Detto fatto, al primo Consiglio dei ministri utile, giovedì scorso, la nuova regoletta è pronta: ineleggibilità e decadenza valgono solo per il “peculato di appropriazione” (quando ti impossessi di una cosa per sempre) e non per il “peculato d’uso” costato caro al sindaco messinese!

e questa persona continua a candidarsi???? 

DA BARCELLONA COMUNISTA http://www.gcbarcellona.netsons.org

RICOSTRUAIAMO LA SINISTRA E COMINCIAMO DA RIFONDAZIONE

La sconfitta che abbiamo subito alle elezioni è pesantissima. Essa va oltre la semplice registrazione del pessimo risultato della nostra partecipazione al Governo Prodi, o dell’arretramento sociale e culturale cha abbiamo subito negli anni scorsi. C’è di più: c’è che non siamo riusciti a comunicare alla nostra gente il senso della nostra utilità.
Questa sconfitta che ha portato alla scomparsa della sinistra dal Parlamento rischia di aggravarsi per il processo di dissoluzione politica del gruppo dirigente della Sinistra Arcobaleno che si caratterizza, nei commenti post voto, per una babele di messaggi che vanno da chi intende entrare nel PD, a chi vuole rilanciare il centro sinistra, a chi vuole fare l’unità coi socialisti, a chi si affida ai giovani, chi ai padri nobili, ecc. Alla sconfitta rischia rapidamente di subentrare il completo disorientamento e la perdita del senso del proprio impegno politico.
Non migliori mi paiono le due opposte ipotesi che si sostengono a vicenda: quella di un nuovo partito della sinistra che veda lo scioglimento dei partiti esistenti, e quella dell’unità dei comunisti. Questi progetti si sostengono a vicenda perché alla fine se andassero avanti sarebbero destinati a realizzarsi in parallelo ottenendo l’esito di ridividere la sinistra su basi ideologiche senza alcuna chiarezza sulla linea politica e sulla cultura politica dei soggetti stessi. Questi progetti prevedono nei fatti la distruzione di Rifondazione Comunista e del suo patrimonio di elaborazione, di linea, di militanza. Un disastro politico che - tra l’altro - non farebbe i conti con il problema del reinsediamento sociale della sinistra e con la necessità di fare i conti con la crisi della politica e con le forme assai diversificate di militanza che caratterizzano la sinistra diffusa.
Per questo è assolutamente necessario attivare al più presto sedi di discussione politica in tutte le città,  per ragionare collettivamente su quanto è successo. Riattivare i percorsi di discussione politica è assolutamente necessario per evitare che la sconfitta determini il ripiegamento e il ritorno a casa delle decine di migliaia di compagni e compagne, con o senza tessera di partito, che hanno generosamente dato il loro impegno nella campagna elettorale.
In questa situazione terremotata io ritengo che si debba ripartire da qualche punto fermo. Per questo ritengo necessario, nel contesto di valorizzazione dei rapporti unitari a sinistra, rimettere in pieno funzionamento Rifondazione Comunista, sia come corpo politico collettivo formato da decine di migliaia di compagni e compagne, sia come capacità di proporre un indirizzo politico grazie al quale uscire dal pantano.
Per questo è bene che il Congresso sia fatto immediatamente e per questo ho insistito moltissimo per avere la riunione del Comitato Politico Nazionale nelle giornate di sabato e domenica prossimi, dopo l’assemblea di Firenze “per la Sinistra unita e plurale”. Una riunione dell’organismo dirigente di Rifondazione è necessaria per riattivare il corpo del partito e il suo gruppo dirigente e per darci una linea da tenere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Senza una direzione politica chiara Rifondazione è destinata ad essere triturata dalla sconfitta elettorale e dalla confusione politica.
Ripartire da  Rifondazione Comunista - che deve continuare a vivere per l’oggi e per il domani - è condizione assolutamente necessaria per poter ricominciare a lavorare ad un processo di unità della sinistra che - evitando scorciatoie politiciste ed organizzative - riesca a ricostruire una lettura credibile della società italiana, un qualche grado di radicamento sociale e un senso concreto dell’utilità sociale della sinistra in questo nostro paese.

Tratto da www.paoloferrero.it/

DITEMI VOI SE SI PUO VOTARE PER QUESTI BANDITI?!

QUI è PRESENTE UNA VERA è PROPRIA LISTA DI BANDITI E MAFIOSI,SPECULATORI SENZA SCRUPOLI,GENTE CHE DELLA DEMOCRAZIA NE FA UN USO SPORCO E SPROPOSITATO,PERO' GLI ITALIANI LI VOTANO.
BHE VI LASCIO LIBERI DI LEGGERE E RIFLETTERE...
Popolo delle Libertà (56)
Abrignani Ignazio (FI): Avvocato, ex capo della segreteria di Claudio Scajola, è indagato a Milano per dissipazione post-fallimentare nelle indagini sulla bancarotta della Cit, l’agenzia di viaggi dello Stato di cui era commissario straordinario. La Cit è stata acquista dall'imprenditore campano Gerardo Soglia (pure lui candidato per la Pdl, non si sa se anch’egli indagato oppure no), indicato come uno degli imprenditori che dovrebbe far parte della fantomatica cordata Berlusconi per l’acquisto di Alitalia.
Balletto Sandro (FI): Ex presidente della Provincia di Cagliari, è stato condannato in primo grado nel 2006, con rito abbreviato, a 10 mesi di reclusione per danneggiamento aggravato e alcune contravvenzioni alle leggi di tutela ambientale, in relazione al rifacimento della spiaggia di Cagliari, il "Poetto". Il Tribunale gli ha inflitto anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 100 mila euro da versare al Demanio, 1 anno di interdizione dai pubblici uffici e la condanna al ripristino ambientale.
Berlusconi Silvio (FI): 2 amnistie (falsa testimonianza P2 e falso in bilancio Macherio); 1 assoluzione dubitativa (corruzione Gdf, falso bilancio Medusa); 1 assoluzione piena (corruzione giudici Sme-Ariosto); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato da parte dello stesso imputato (falsi in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6 prescrizioni (finanziamento illecito a Craxi con All Iberian; falso in bilancio Macherio; falso in bilancio e appropriazione indebita Fininvest; falso in bilancio Fininvest occulta; falso in bilancio Lentini; corruzione giudiziaria Mondadori); 3 processi in corso: Telecinco (falso bilancio, frode fiscale, violazione antitrust spagnola), caso Mills (corruzione giudiziaria), diritti Mediaset (appropriazione indebita, falso bilancio, frode fiscale), Saccà (corruzione); 1 indagine in corso (istigazione alla corruzione di alcuni senatori).
Bergamini Deborah (FI): La sua posizione è al vaglio della Procura di Roma, cui i pm di Milano hanno trasmesso il fascicolo relativo all’ipotesi di interruzione di pubblico servizio, in concorso con l’allora dg Rai Flavio Cattaneo, per aver ritardato le notizie sui risultati elettorali delle regionali 2005, molto negativi per il governo Berlusconi.
Berruti Massimo Maria (FI): Condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento, per aver depistato nell’estate del 1994 le indagini sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza dopo una visita a Berlusconi a Palazzo Chigi.
Brancher Aldo (FI): Condannato in primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Psi, si salva in Cassazione grazie alla prescrizione (per il secondo reato) e alla depenalizzazione del reato (il primo) da parte del suo stesso governo. Indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sulla scalata di Fiorani (Bpl) all’Antonveneta: la Procura trova un conto alla Banca Popolare di Lodi intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni.
Briguglio Carmelo (FI): Nel 1999 viene rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e truffa alla Regione e all’Unione europea nell’inchiesta della Procura di Palermo su presunti finanziamenti regionali e comunitari girati a tre società «amiche» per corsi di formazione professionale. Il processo viene poi trasferito per competenza a Messina, dove i giudici annullano il precedente decreto di rinvio a giudizio e ripartono praticamente da zero. Ma il tour non è finito, perché nel gennaio 2003 il gip messinese dichiara prescritta una parte delle accuse, e dirotta quelle rimaste (truffa e falso) a Reggio Calabria, in quanto fra gli indagati c’è anche un giudice di pace di Messina. E a Reggio Briguglio viene assolto nel 2006.
Camber Giulio (FI): Condannato nel 2007 dalla Corte d’appello di Trieste a 8 mesi di reclusione (con rito abbreviato e sconto di un terzo della pena) per millantato credito nell’ambito del crac Kreditna Banka, l’istituto di credito della minoranza slovena fallita nel 1997: nel novembre 1994 avrebbe ricevuto 100 milioni di lire dai vertici dell’istituto, garantendo loro un intervento politico per salvarlo dalla bancarotta. Intervento poi mai compiuto. Infatti la banca fallì.
Cantoni Giampiero (FI): Ha patteggiato 2 anni di reclusione complessivi prima per corruzione (con risarcimento di 800 milioni di lire) e poi per concorso nella bancarotta fraudolenta del gruppo Mandelli.
Catone Giampiero (Dc Autonomie): arrestato a Roma nel 2001 per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata (due bancarotte da 25 miliardi di lire l’una e 12 miliardi di finanziamenti a fondo perduto ottenuti dal ministero dell’Industria – secondo l’accusa – con carte e perizie false), è stato rinviato a giudizio. Così come all’Aquila, sempre per bancarotta fraudolenta (fallimento dell’Abatec, azienda di Chieti da lui stesso amministrata, che avrebbe dovuto produrre macchinari ad alta tecnologia per la lavorazione dei pannolini, ma fu dichiarata fallita dopo un aumento di capitale deliberato prim’ancora che fossero sottoscritte le quote sociali). La stessa Procura dell’Aquila ha chiuso un’altra indagine a carico di 44 persone, fra cui Catone, su una presunta mega-truffa ai danni della multinazionale Merker e di diverse banche, tra le quali Intesa. Qui Catone è indagato per estorsione, insieme al fratello Mario, dipendente di Banca Intesa, per aver spillato 118mila euro ad alcuni dirigenti Merker, millantando interventi politici per risolvere i guai finanziari del gruppo.
Ciarrapico Giuseppe (FI): 5 condanne definitive, una in primo grado e una serie impressionante di arresti e procedimenti penali. Nel 1973 la Corte d’Appello di Roma conferma la sentenza del Tribunale di Cassino e lo condanna per truffa aggravata e continuata ai danni di Inps, Inail e Inam per non aver registrato sui libri paga gli stipendi dei dipendenti. La Cassazione conferma la truffa, ne dichiara prescritta una parte e incarica la Corte d’appello di rideterminare la pena per l’altra. Nel 1974 altra condanna: il pretore di Cassino gli infligge una multa di 623.500 lire per aver violato per quattro volte la legge che tutela "il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti":sentenza confermata in Cassazione. Nel marzo ’93 viene arrestato a Roma per lo scandalo Safim Leasing- Italsanità (per vari miliardi di lire avuti dalla Safim Factor scontando titoli di credito inesistenti dopo aver affittato suoi immobili a Italsanità): nel 1995 viene condannato con rito abbreviato a 1 anno per falso in bilancio e truffa, pena poi confermata in appello e in Cassazione. Aprile ’93: Di Pietro lo fa di nuovo arrestare per una stecca di 250 milioni di lire versata al segretario del Psdi Antonio Cariglia su richiesta di Andreotti. "Era vero, li diedi per arruolare Domenico Modugno alle feste dei socialdemocratici", dirà lui anni dopo. Passa un mese e torna dentro, stavolta per un presunto miliardo alla Dc andreottiana nello scandalo delle Poste. A giugno, condanna in primo grado a 6 mesi per diffamazione: aveva affisso a Fiuggi un manifesto in cui dava a un consigliere comunale del "mentitore diffamatore mestatore". Nel 1997 la Procura di Roma lo fa rinviare a giudizio per peculato, abuso e falso nella sua attività di re delle acque minerali: secondo il pm Maria Cordova, mentre era custode giudiziario dell’Ente Fiuggi, Ciarrapico omise di versare 20 miliardi al Comune e si appropriò di somme di denaro per spese pubblicitarie, interessi passivi e acquisto di beni capitalizzati, rinnovando il contratto di vendita dell’acqua Fiuggi a una sua società che offriva prezzi inferiori rispetto a un’altra (danneggiando il Comune, che percepiva un tot a bottiglia). Nel 1995 viene condannato con rito abbreviato per falso in bilancio delle Terme Bognanco. Ma questi processi finiscono in nulla. Nel 1998, però, arriva la mazzata: condanna in Cassazione a 4 anni e 6 mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano. La sua "Fideico", nel 1982, aveva ottenuto dalla Banca di Roberto Calvi e della P2 un improvviso aumento della linea di credito da 4 a 39 miliardi, restituendo solo le briciole. Nel 1999, il kappaò: la quinta condanna definitiva a 3 anni per il crac da 70 miliardi della società che controllava la "Casina Valadier", il palazzetto liberty romano trasformato in ristorante. Ma il Ciarra, pur dovendo scontare 7 anni e mezzo, non finisce in carcere: grazie all’età e agli acciacchi, ottiene l’affidamento ai servizi sociali. Intanto i processi avanzano, con qualche botta di fortuna. Nel ’99, condannato in appello per emissione di assegni a vuoto, il nostro eroe è assolto in Cassazione perchè il reato è stato appena depenalizzato. Nel 2000 cade in prescrizione la condanna in primo grado per violazione della legge sulle assunzioni obbligatorie di invalidi. Nel 2001, condanna in primo grado a Perugia per abuso d’ufficio insieme al giudice fallimentare di Frosinone che nel ’93 regalò l’amministrazione controllata alla sua capogruppo "Italfin 80" in crisi nera, evitandogli il crac: reato poi estinto per prescrizione. Intanto lui s’è dato alle cliniche private. E anche in quel ramo riesce a dare lavoro alla Giustizia. Nel 2002 il Tribunale di Roma lo condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni: insieme ad alcuni dirigenti della "Quisisana", avrebbe imposto a una cinquantina di pazienti sottoposti a trasfusioni parcelle gonfiate per 3-400 mila lire l’una. E nel 2005 è rinviato a giudizio per ricettazione nella vecchia vicenda delle tangenti al ministero delle Poste. Ma ci sono pure questioni recentissime, come quella che lo investe per la sua ultima vocazione: editore di giornali locali, undici "cocoperative" tra la Ciociaria e il Molise, finanziati dallo Stato. Del novembre 2007, il Ciarra è indagato a Roma per truffa ai danni di Palazzo Chigi: pare che tra il 2002 e il 2005 abbia incassato il doppio dei contributi dovuti, attestando falsamente che le società "Editoriale Ciociaria Oggi" e "Nuova Editoriale Oggi" hanno una gestione separata. In attesa di sapere come stanno le cose, il Gip gli ha sequestrato i 2,5 milioni che stavano arrivando dalla Presidenza del Consiglio. Intanto il fisco italiano attende che il Ciarra versi 1,495 milioni di euro di tasse mai pagate. E non è questo l’unico suo debito: tallonato dai piccoli azionisti dell’Ambrosiano, risulta residente per l’Anagrafe in una camera e servizi annessa a un capannone industriale dove ha sede la tipografia di "Ciociaria Oggi", a Villa Santa Lucia, vicino a Montecassino. Dove sovente bussa l’ufficiale giudiziario. Invano.
Comincioli Romano (FI): Imputato per le false fatture e i bilanci truccati di Publitalia, insieme a Dell’Utri e altri, chiede di patteggiare 1 anno e 8 mesi, ottiene il consenso del pm, ma nel 1995 il Tribunale ritiene troppo bassa la pena concordata e preferisce processarlo: mossa incauta, visto che poi la Cdl, anche col suo voto, abroga di fatto il falso in bilancio, riducendo le pene al lumicino e abbreviando le scadenze della prescrizione. A quel punto la IV sezione del Tribunale fa ricorso alla Corte di giustizia europea e alla Corte costituzionale per l’incostituzionalità della legge. Ma la Corte europea rimanda al mittente l’eccezione, mentre la Consulta tarda a rispondere e quando il processo riprenderà, i reati saranno comunque prescritti. Nel febbraio 2008, alla vigilia della fine della legislatura, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato respinge al mittente la richiesta di autorizzazione (inoltrata dal gip di Milano Clementina Forleo) a usare le sue telefonate intercettate con l’amico Stefano Ricucci a proposito della scalata al «Corriere della Sera».
De Angelis Marcello (An): Condannato in via definitiva a 5 anni di carcere (di cui 3 scontati in carcere) per banda armata e associazione sovversiva come dirigente e portavoce del gruppo neofascista Terza Posizione, fondato da Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Ciccio Mangiameli.
De Gregorio Sergio (FI-Italiani nel Mondo): Dal giugno 2007 è indagato dalla Procura antimafia di Napoli per i reati di riciclaggio e favoreggiamento della camorra. Nel febbraio 2008 è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per il reato di corruzione. Entrambe le indagini nascono in Campania, dove la Guardia di finanza scopre, durante una perquisizione a carico di Rocco Cafiero detto «’o Capriariello», ritenuto un componente del clan Nuvoletta, una serie di assegni firmati??? o girati proprio da De Gregorio. I finanzieri, tra le carte del senatore, scoprono anche un accordo fra l’associazione Italiani nel mondo e il coordinatore forzista Sandro Bondi, in cui si dà conto dell’impegno finanziario concordato tra le parti (si parla di 500 o 700mila euro), delle quote già consegnate e quelle da fornire con cadenza mensile. I magistrati sospettano che sia il prezzo pagato per convincere il senatore ad abbracciare il centrodestra. E trasmettono l’inchiesta per competenza da Napoli a Roma.
Del Pennino Antonio (FI-Pri): Ha patteggiato in tutto 2 anni di reclusione per vari finanziamenti illeciti legati a Tangentopoli: nel 1994, 2 mesi e 20 giorni per una mazzettina di 10 milioni di lire da Enimont; poi 1 anno 8 mesi e 20 giorni per le tangenti sugli appalti della Metropolitana milanese: pochi mesi, infine, per i finanziamenti illeciti dall’Assolombarda. Nel 2000 Del Pennino chiede di patteggiare anche per le tangenti sulle forniture di autobus all’Atm, ma il Tribunale respinge la richiesta perché la pena proposta è troppo bassa: così i giudici lo processano per corruzione e alla fine lo salva la prescrizione.
Dell’Utri Marcello (FI): Condannato definitivamente a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali nella gestione di Publitalia (reato per cui fu arrestato per 18 giorni nel maggio 1995 e poi patteggiò la pena in Cassazione); condannato in primo grado e in appello a Milano a 2 anni per tentata estorsione mafiosa insieme al boss trapanese Vicenzo Virga ai danni dell’imprenditore Vincenzo Garraffa; condannato in primo grado a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; salvato dall’immunità parlamentare dalla richiesta di arresto avanzata nel 1999 dai giudici di Palermo in un processo per calunnia aggravata contro alcuni pentiti (processo chiuso in primo grado con l’assoluzione e ora in fase di appello).
De Luca Francesco (Dc Autonomie): Deputato forzista uscente, ora accasato con la Dc di Rotondi, è indagato dalla Procura di Milano per tentata corruzione in atti giudiziari. Dalle intercettazioni delle sue telefonate con l’avvocatessa del clan camorristico dei Guida, molto attivo a Milano, gli inquirenti hanno scoperto che la donna si era rivolta a lui, nell’autunno del 2006, per aggiustare un processo a carico dei suoi clienti davanti alla V sezione della Cassazione. E gli aveva inviato un appunto con gli estremi della "pratica" addirittura via fax, su un’utenza del Senato. De Luca rispose di averlo "dato a quella persona", che "sta per andare via" (dalla Cassazione), ma "chi lo sostituisce è un amico". Quando gli inquirenti si rendono conto che l’avvocatessa parla con un deputato, interrompono gli ascolti, come imposto dalla legge Boato, e chiedono alla Camera l’autorizzazione a usare telefonate e tabulati. La giunta per le autorizzazioni della Camera decide di non decidere, "concordando all’unanimità un rinvio dell’esame". Così, intanto, viene sciolto il Parlamento e De Luca – che nega di aver mai contattato magistrati di Cassazione e parla di "equivoco" - viene ricandidato alla Camera in un posto sicuro nelle liste del Pdl, in Veneto1.
De Siano Domenico (FI): Ex sindaco di Lacco Ameno e capogruppo forzista alla Provincia di Napoli, è indagato dalla Procura di Napoli nell’inchiesta sulla costruzione dell'approdo turistico del piccolo comune vicino a Ischia, sequestrato nell’estate del 2007. I magistrati indagano su di lui e su altri amministratori per reati che vanno dal peculato all’abuso d’ufficio, dal falso materiale e ideologico al danneggiamento, dalla violazione di sigilli alla frode processuale, dalla distruzione di bellezze naturali alla corruzione elettorale. De Siano è candidato col Pdl alla Camera.
Fabbri Luigi (FI): Condannato in appello per abuso d’ufficio a 4 mesi di reclusione. I fatti risalgono al 2000-2001, quando Fabbri era contemporaneamente sindaco di Rivanazzano e consulente della Ghezzi Service, un’azienda classificata come industria insalubre di prima classe. A quell’epoca Fabbri, nonostante gli esposti degli abitanti, poi confermati dai rapporti di Asl e Arpa, non aveva ordinato i necessari controlli e non era intervenuto per bloccare l’attività della Ghezzi. Così almeno sostiene l’accusa. Tutto questo, anche se l’uomo politico era al corrente, in virtù della sua consulenza come medico del lavoro, della pericolosità della situazione.
Farina Renato (FI): Nel 2007 ha patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, l’imam egiziano rifugiato in Italia, sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003 dalla Cia con l’aiuto del Sismi, trasportato nella base americana di Aviano e di lì deportato in Egitto, dove fu torturato per sette mesi. Farina, attivato dal Sismi per depistare le indagini con notizie false e persino per scoprire che cosa sapesse del sequestro la Procura di Milano, accetta di andare a «intervistare» i due procuratori aggiunti che se ne occupano, Armando Spataro e Ferdinando Pomarici. Non per pubblicare le loro risposte sul suo giornale, ma per carpire loro informazioni utili sull’inchiesta e metterli fuori strada nelle indagini. Per questi fatti e per i compensi in denaro (almeno 20 mila euro) ricevuti dal Sismi, Farina è stato anche espulso dall’Ordine dei giornalisti, ma continua a scrivere su Libero con un contratto da impiegato.
Fasano Vincenzo (An): Ex assessore regionale di An, è stato coinvolto in due procedimenti penali relativi alla gestione delle aree Asi di Battipaglia (Salerno). Assolto in appello dall’accusa di turbativa d’asta, per il quale era stato condannato a 1 anno in primo grado; condannato a 2 anni per concussione il 16 ottobre 2007, pena peraltro indultata. La vicenda si riferisce a richieste da parte di Fasano nei confronti di imprenditori che dovevano avviare un centro commerciale: di posti di lavoro, appalti per la climatizzazione e la gestione dell'area carburanti. Candidato Pdl per il Senato in Campania.
Firrarello Giuseppe (FI): Arrestato e condannato in primo grado (il 13 aprile 2007) a Catania alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione per turbativa d’asta nel processo per le tangenti sulla costruzione del nuovo ospedale Garibaldi e del centro residenziale per studenti universitari «Il Tavoliere». Il Tribunale ha trasmesso alla Procura una serie di atti perchè Firrarello venga processato anche per concorso esterno in associazione mafiosa.
Fitto Raffaele (FI): Indagato a Bari per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti, nel 2006 s’è salvato dalle manette perché la Camera ha respinto la richiesta di autorizzazione ad arrestarlo inoltrata dai giudici di Bari. Nel dicembre 2007 la Procura barese ha comunque chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione e illecito finanziamento. L’accusa riguarda presunte tangenti versate a Fitto da Giampaolo Angelucci, re delle cliniche private (anche lui imputato a Bari), che gli avrebbe allungato 500mila euro per la sua lista alle elezioni regionali del 2005 (poi perdute contro Nichi Vendola) in cambio di favori illeciti per vincere l’appalto da 198 milioni che gli ha consegnato le undici residenze sanitarie «assistite» dalla Regione Puglia.
Formigoni Roberto (FI): Imputato per abuso d’ufficio nel processo sui maneggi intorno alla fondazione Bussolera Branca. Assolto in primo e secondo grado, s’è visto annullare la sentenza dalla Cassazione, che ha ordinato di rifare il processo d’appello.
Galati Giuseppe (FI): Ex Udc recentemente passato a Forza Italia, è indagato a Catanzaro per associazione a delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il pm Luigi De Magistris (nell’indagine «Poseidone», poi avocata dal procuratore Mariano Lombardi) ipotizza che Galati facesse parte di un comitato d’affari che si occupava di spartire tra i vari partiti i fondi pubblici stanziati dalla Regione e dall’Unione europea.
Girfatti Antonio Franco (FI): Arrestato e condannato in primo grado per ben due volte (nel 1997 e nel ’99) per gli scandali legati al crac della Banca Massicana di Sessa Aurunca (fondata dal padre), di cui era direttore e amministratore, poi ceduta a Intesa. La prima inchiesta ipotizza il peculato, per il quale Girfatti viene condannato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel 2006. La seconda è per associazione per delinquere, falso in bilancio e bancarotta in seguito al crac di due società, dalle quali Girfatti, insieme a due soci occulti, avrebbe sottratto diversi miliardi: Girfatti, da amministratore, avrebbe elargito crediti a società di cui era socio occulto. Di qui la seconda condanna, stavolta dal Tribunale di Napoli, sempre nel 2006, ad altri 5 anni di carcere per la bancarotta fraudolenta della «Immobil Formia».
Giudice Gaspare (FI): Imputato a Palermo per associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta aggravata e riciclaggio, nel 2006 è stato assolto in primo grado da tutte le accuse, salvo quella per bancarotta semplice, coperta però da prescrizione. Ma la Procura, che aveva chiesto per lui una condanna a 15 anni, ha fatto ricorso in appello.
Grillo Luigi (FI): Nell’indagine sulle scalate bancarie del 2005, la Procura di Milano ha chiesto il suo rinvio a giudizio per aggiotaggio per aver «contribuito a trasferire da Fazio a Fiorani informazioni riservate sull’iter di procedimenti di Bankitalia nei confronti di Bpi» (la Popolare Italiana, ex Lodi, di Gianpiero Fiornai); e gli contesta inoltre un episodio di appropriazione indebita («44mila euro nel 2005»). Nel 2006 Grillo, grazie alla prescrizione appena dimezzata dalla legge ex Cirielli, ha visto cadere davanti al gip di Genova le accuse mosse contro di lui per una presunta truffa nella progettazione della Tav Milano-Genova in concorso con dirigenti delle Fs e il costruttore Marcellino Gavio, sospettati di aver ottenuto illecitamente oltre 100 miliardi di lire per interventi di «conoscenza dell’assetto geologico dei terreni nella galleria Giovi».
Japicca Maurizio (FI): Arrestato nel 1995 come dirigente della Fininvest in Campania per presunti finanziamenti elargiti tramite l’emittente Canale 8 – di cui Japicca era considerato l’amministratore di fatto - a politici campani a essa legati, tra i quali Paolo Cirino Pomicino, Francesco De Lorenzo e Giulio Di Donato, viene rinviato a giudizio insieme ai tre presunti beneficiari nel 1998. Le accuse vanno dalle false fatturazioni al falso in bilancio all’abuso d’ufficio (per le autorizzazioni ottenute dal Comune di Casoria per erigere un ripetitore Fininvest) e ipotizzano che la Fininvest finanziasse due emittenti locali, Canale 8 e Canale 7, gestite di fatto dai politici che, in cambio, si schieravano a favore della Fininvest in Parlamento in occasione delle leggi sulla tv. Ma il processo si conclude con la prescrizione. Japicca sparisce dalla circolazione per un po’, dopodichè riemerge come coordinatore regionale di Forza Italia imposto da Sandro Bondi al posto di Antonio Martusciello, tra le proteste dei dirigenti locali del partito che lo definiscono "un pensionato del tutto estraneo al mondo politico e ignara della realtà campana" e minacciano di andarsene. Poi naturalmente restano e Iapicca viene candidato dal Pdl alla Camera proprio a Napoli.
La Malfa Giorgio (FI-Pri): Condannato definitivamente a 6 mesi per il finanziamento illecito della maxitangente Enimont: nel 1992 incassò in nero 300 milioni Ferruzzi-Montedison.
Landolfi Mario (An): Ex ministro delle Telecomunicazioni e presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, è indagato in Campania per corruzione e truffa «con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso La Torre» nell’ambito di un’inchiesta sui fratelli Orsi, due imprenditori casertani diventati i re dei rifiuti grazie al legame con la camorra e alle relazioni politiche a destra e sinistra. Contro Landolfi gli investigatori hanno raccolto molte dichiarazioni. Al centro di tutto ci sono i posti di lavoro. Quando i politici chiedevano, il contratto doveva spuntare fuori a tutti i costi. Spiega Michele Orsi: "Circa il 70 per cento delle assunzioni poi operate erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico-elettorali, richieste da Landolfi, Valente [il presidente del consorzio comunale, nda] e Cosentino [il coordinatore regionale di Forza Italia, nda]... Molte delle assunzioni erano non solo inutili ma sostanzialmente fittizie, dato che questi non svolgevano alcuna attività". Questi «favori» poi diventavano voti. Raffaele Chianese, capo della segretaria di Landolfi - arrestato nel dicembre del 2007 col segretario particolare dell’onorevole, Cosimo Chianese, per aver organizzato corsi professionali fantasma in cambio di 250 mila euro di finanziamenti dall’Unione europea - raccomanda un uomo vicino alle cosche con queste testuali parole: «Quello vale cento voti!». E Orsi replica promettendo il contratto: «Tieni presente che siamo vicini a te e Mario per queste elezioni. Qualunque cosa...». Risposta: «Grazie, a buon rendere». Spiega un pentito: "Quasi tutte le persone che a Mondragone lavorano per la nettezza urbana sono state raccomandate dal clan. Qualunque iniziativa volessero prendere i lavoratori dovevano concordarla con il clan, compreso l’iscrizione al sindacato o iniziative di protesta. Mi risulta che nel corso degli anni sono stati organizzati dalla cosca vari pranzi elettorali per cercare di far votare tutti i dipendenti della nettezza urbana per una certa persona… Per le ultime politiche è stato organizzato un rinfresco a favore di Landolfi a cui pure hanno partecipato tutti i dipendenti della nettezza urbana. In quest’ultima occasione il clan si è occupato soltanto di far andare tutti all’incontro". I consorzi che gestiscono i rifiuti sono espressione diretta dei partiti. Lo racconta Giuseppe Valente, numero uno della società mista che si occupa di pulire diciotto comuni sul litorale Domiziano, che dopo l’arresto ammette di avere «assunto la presidenza quale incarico squisitamente politico, previa intesa con i referenti politici, i parlamentari Landolfi, Cosentino e Coronella [senatore e leader provinciale di An, nda]». Ma non si tratta di semplice lottizzazione. Dietro i consorzi oltre che la politica c’è pure la camorra. Chianese, il «portaborse » di Landolfi, dice al telefono che prima nella società della nettezza urbana «c’erano ventidue assunti ma dieci erano camorristi. Non lavoravano, si pigliavano solo lo stipendio». Il seguito dell’intercettazione è anche peggiore: «Quanti ce ne possono servire per pulire Mondragone? Trentacinque a esagerare. Invece ora ce ne stanno 86, chi li deve pagare?». Lo Stato però davanti al dilagare della camorra sembra inerte. Dalla Prefettura di Caserta – dicono gli atti della Procura – le informative di polizia arrivavano direttamente nelle mani sbagliate. E se si cercava di applicare le misure minime di legge, come l’obbligo di certificato antimafia per gli appalti, c’era sempre un parlamentare pronto a trovare una scorciatoia. Spiega ancora Orsi: "Quanto alle mie richieste rivolte ai politici di interessarsi per il rilascio della certificazione antimafia, faccio presente che sollecitai direttamente l’onorevole Cosentino e – tramite Valente – Mario Landolfi. Cosentino mi diede assicurazioni sul fatto che si sarebbe interessato: ricordo che questi ebbe a chiamare telefonicamente, innanzi a me, il dottor Provolo [il vice-prefetto, nda] con il quale prese un appuntamento per avere dei chiarimenti". E Landolfi? "Chianese ci disse di aver ricevuto da Landolfi l’indicazione proveniente dalla Prefettura... sottolineando che grazie a lui Landolfi si era recato presso la Prefettura per perorare il rilascio della certificazione antimafia". Dagli atti spunta poi un dialogo sconcertante. Sergio Orsi, uno dei re dei rifiuti, si fa avanti offrendo «amicizia». E Chianese replica: «Mario i soldi se li può prendere solo da me, e non se li può prendere da nessun altro, quindi è inutile...». Poi precisa: «Lui soldi non ne piglia... Cioè, i soldi che danno per fare l’attività. Finanzia il partito... Io me ne avvantaggio dal partito, perché io prendo un incarico... e giustamente devo dare un contributo...». A quel punto il portaborse spiega: «Tu puoi partecipare... se tu devi prendere un appalto per un lavoro, anziché darlo ad un altro, lo dai a me... È un contributo anche questo...».
Lehner Giancarlo (FI): Per alcuni suoi articoli, e in particolare per un pamphlet calunnioso in cui accusava addirittura i magistrati di Mani Pulite di «attentato a organo costituzionale» (cioè a Berlusconi), un reato da ergastolo, Lehner è stato condannato per diffamazione dal Tribunale di Trento.
Malossini Mario (FI): Arrestato nel 1995 e più volte indagato, è stato condannato definitivamente a 1 anno per ricettazione nell’inchiesta sulle tangenti dell’Autobrennero; condannato per concussione in primo e secondo grado, si è visto derubricare il reato in corruzione dalla Cassazione che l’ha dichiarato prescritto.
Martinat Ugo (An): Indagato dal 2 maggio 2005 a Torino, nella sua veste di viceministro delle Infrastrutture, per turbativa d’asta e abuso in atti d’ufficio a proposito degli appalti per l’alta velocità ferroviaria Torino-Lione e per due strade costruite in vista delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Un rapporto della Dia, trasmesso dalla Guardia di finanza ai pm Francesco Saluzzo, Paolo Toso e Cesare Parodi, parla di intercettazioni e definisce Martinat «soggetto supervisore per l’aggiudicazione di varie gare d’appalto e per l’assegnazione di collaudi».
Mastrullo Angiolino (FI): Già socialista, poi forzista, ex portaborse del sindaco di Torino Maria Magnani Noya (Psi) e dell’assessore Aldo Olivieri (Psi), fu arrestato una prima volta negli anni 80 per lo scandalo delle forniture di carni alle Usl piemontesi, e poi assolto; di nuovo arrestato il 22 maggio 1995 per corruzione e falso in relazione a una tangente da 20 milioni chiesta e ottenuta nel 1990 da un imprenditore farmaceutico, ha patteggiato la pena. Poi è divenuto il braccio destro del coordinatore piemontese di Forza Italia, Guido Crosetto. E’ candidato Pdl alla Camera in Piemonte-1.
Matteoli Altero (An): Imputato a Livorno per favoreggiamento verso l’ex prefetto di Livorno, che avrebbe avvertito di indagini e intercettazioni in corso su uno scandalo di abusi edilizi all’isola d’Elba, consentendo a lui e ad altri indagati di inquinare le prove e di distruggere carte e addirittura computer, con gravi danni per le indagini. Il processo è iniziato il 20 ottobre 2006. Ma il 17 maggio 2007 la Camera l’ha bloccato (394 voti favorevoli, 2 contrari e 32 astenuti), sollevando un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato alla Corte Costituzionale contro il Tribunale dei ministri che, spogliandosi del caso in quanto Matteoli è accusato come comune cittadino e non come ex ministro, non ha ritenuto di chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere prevista per i ministri accusati di reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni. Così il processo, in attesa della Consulta, si ferma.
Messina Alfredo (FI): Storico dirigente Fininvest e Mediaset, più volte indagato insieme al Cavaliere e ai suoi cari, ora è vicepresidente di Mediolanum ed è sotto inchiesta a Milano (la Procura ha da poco depositato gli atti a fine indagini) per favoreggiamento nella bancarotta fraudolenta dell’Hdc del sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. Nel 2004 Crespi chiede a Mediaset di restituirgli 500 mila euro da lui anticipati a Telelombardia e Antenna3 per "risarcirli" del danno subìto dalla fornitura di programmi a Italia 7 Gold da parte di Mediaset. La richiesta, tramite Deborah Bergamini, viene inoltrata a Messina, che prende appuntamento per il 17 luglio con Paolo Del Bue, presidente della Arner Bank luganese, a cui chiede di "prepararmi una di quelle cose". Cioè, verosimilmente, i contanti. Perché parte della somma – secondo la Guardia di Finanza - dev’essere versata a Crespi in contanti a Lugano e in nero da Messina e dal suo avvocato, Giorgio Perroni. Il giorno della prevista trasferta in Svizzera, il 16 luglio 2004, gli investigatori milanesi – che intercettano i protagonisti – si preparano a pedinarli a distanza. Messina va a prendere Perroni a Roma, dove incontra anche l’avvocato del Cavaliere, Niccolò Ghedini. Poi però, mentre è già in viaggio verso Fiumicino, riceve una telefonata da Palazzo Chigi: è Valentino Valentini, capo della segreteria del premier Berlusconi. Che lo richiama indietro per "un documento da consegnare". Messina torna indietro e subito disdice l’appuntamento con Del Bue. Qualcuno, evidentemente, ha fatto una soffiata sul pedinamento in corso. E la consegna "salta". "Purtroppo – dice l’avvocato di Crespi, che segue la pratica, al sondaggista - "(Messina o Perroni, ndr) ha avuto un forte casino. Non è potuto andare dove doveva andare". Messina è candidato Pdl al Senato in Lombardia.
Nania Domenico (An): Arrestato per 10 giorni e poi condannato in via definitiva a 7 mesi per lesioni personali legate ad attività violente nei gruppi giovanili di estrema destra (fatti dell’ottobre ’69, sentenza emessa nel 1977 e divenuta definitiva nel 1980); condannato in primo grado per gli abusi edilizi nella sua villa di Barcellona Pozzo di Gotto e salvato in appello dalla prescrizione. Nemmeno il condono edilizio varato dal governo Berlusconi e votato anche da lui è riuscito a sanare la sua villa abusiva con piscina, costruita in spregio delle leggi urbanistiche (legge 47/1985, articolo 20) e anche di quelle antisismiche (legge 64/1974 sulla necessaria autorizzazione del Genio civile). Anche perché la sanatoria berlusconiana prevedeva il pagamento di una serie di oblazioni che Nania non ha versato in tempo utile. Non male, per un ex sottosegretario ai Lavori pubblici.
Nessa Pasquale (FI): Imputato a Bari per concussione, il 18 luglio 2005 scampa all’arresto nella sua città solo perché parlamentare e dunque intoccabile. Invece il suo presunto complice in una storia di presunte tangenti, l’ingegner Camillo Dell’Anno (dirigente del settore urbanistico del comune di Martina Franca), viene subito incarcerato con la stessa accusa. Sono entrambi accusati di essersi spartiti nel dicembre 2003 una mazzetta di circa 100mila euro per un’autorizzazione edilizia, dall’Itacasa Immobiliare Srl, società che aveva chiesto di realizzare a Martina Franca un fabbricato per abitazioni civili e locali commerciali. Gli stessi amministratori della ditta denunciarono a suo tempo di essere stati costretti a pagare la tangente per ottenere le necessarie autorizzazioni dal comune. Il gip Fiore chiede al Senato l’autorizzazione ad arrestare anche Nessa, ma non ha mai ricevuto risposta. Comunque la Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio.
Paravia Antonio (FI): Imprenditore ed ex presidente di Assindustria a Salerno, viene arrestato nel 1995 per un giro di tangenti nella sanità a Napoli. Secondo il pm Nunzio Fragliasso, Paravia avrebbe versato quasi 100 milioni di lire a funzionari e dirigenti di una Usl per l’appalto del servizio di ascensori e montacarichi. Ma il 16 dicembre 2004 è scattata la prescrizione. Candidato Pdl per il Senato in Campania.
Papa Alfonso (FI): Magistrato napoletano in aspettativa, vicecapo di gabinetto del ministero della Giustizia sotto i ministeri Castelli e Mastella, viene indagato dal Tribunale dei ministri di Roma per abuso d’ufficio patrimoniale per alcune consulenze "facili" insieme allo stesso castelli e ad altri dirigenti di Via Arenula. Ma si salva dal processo grazie al voto del Senato, che nel dicembre 2007 respinge la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro leghista e dei suoi collaboratori, regalando l’immunità parlamentare anche a quelli che parlamentari non sono. Come, appunto, Papa. Che viene prontamente candidato dal Pdl in Campania.
Pecorella Gaetano (FI): Imputato a Brescia per favoreggiamento nelle stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia: nel 2007, dopo cinque anni di indagini, la Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio con l’accusa di aver corrotto un pentito di Ordine nuovo, Martino Siciliano, testimone-chiave nei processi per le due stragi nere, perché ritrattasse le sue accuse contro Delfo Zorzi, cliente di Pecorella, indicato come l’autore materiale del primo eccidio e coinvolto anche nel secondo. Ad accusare Pecorella è lo stesso Siciliano, il quale sostiene che Zorzi gli avrebbe versato 115 mila dollari tramite il suo ex difensore Fausto Maniaci, dopo un presunto accordo con Pecorella, legale di Zorzi (all’epoca latitante in Giappone). Siciliano viene arrestato il 10 giugno 2002 con l’accusa di aver intascato 5.000 dollari – primo anticipo dei «500mila promessi» – in cambio della ritrattazione.
Pittelli Giancarlo (FI): Indagato a Catanzaro per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e "appartenenza a loggia massonica segreta o struttura similare" e a Salerno per rivelazione di segreto, diffamazione e calunnia nei confronti del pm De Magistris, e pare anche per corruzione giudiziaria. L’indagine a suo carico è quella denominata «Poseidone» e avviata da De Magistris sui finanziamenti europei milionari per alcuni depuratori mai realizzati in Calabria. Pittelli, oltre a essere l’avvocato difensore di numerosi indagati, viene inquisito lui stesso quando il magistrato trova traccia di un suo versamento di 100 mila euro sui conti di Fabio Schettini, segretario del commissario europeo Franco Frattini (FI), anche lui sotto inchiesta insieme a decine di altri politici, imprenditori, amministratori e professionisti. Ma l’inchiesta viene tolta al pm titolare dal suo capo, Mariano Lombardi, amico intimo di Pittelli (il figliastro del procuratore è socio in affari del sen. avv.) e alla fine la Procura chiede l’archiviazione per Pittelli. Il quale però rimane indagato a Catanzaro.
Proietti Cosimi Francesco (An): Indagato a Potenza e poi a Roma per corruzione, ha visto la sua posizione finire in archivio, ma solo in parte. Nel 2006 viene coinvolto nello scandalo degli affari sporchi intorno al casinò di Campione d’Italia che porta all’arresto a Potenza di Vittorio Emanuele di Savoia e del portavoce di Fini, Salvatore Sottile. Il suo ruolo – secondo il gip Alberto Iannuzzi, che firma le ordinanze di custodia cautelare – sarebbe quello di intermediario per affari milionari fra il clan del «principe» e i Monopoli di Stato. Lo scandalo infatti nasce dai nullaosta emessi dai Monopoli per legalizzare i videogiochi illegali. Il signor Savoia si rivolge al faccendiere Achille De Luca, che contatta un commercialista romano amico di Sottile. E Sottile coinvolge Proietti Cosimi, il quale a sua volta raggiunge due dirigenti dei Monopoli per mandare in porto l’affare. De Luca consegna le mazzette negli uffici dei Monopoli e poco dopo arrivano ben quattrocento nullaosta. Secondo il gip, il segretario di Fini gestisce «un potere enorme» e lo usa come «un utile e infallibile strumento per perseguire e realizzare il proprio tornaconto». Ma i giudici di Roma archiviano tutto. In un altro filone d’inchiesta, il gip potentino raccomandava alla Procura capitolina di scandagliare «gli affari gestiti in comune da Francesco Proietti Cosimi e Daniela Di Sotto», la moglie di Fini, perché «meritano un sicuro, ulteriore approfondimento investigativo». L’uomo e la donna avrebbero intrecciato una «fitta rete di affari, a tratti poco chiari (...), fondamentalmente incentrati sui proventi derivanti dalle gestione di due strutture sanitarie private, Panigea ed Emmerre, la prima delle quali offre prestazioni anche in regime di convenzione col Servizio sanitario nazionale». In una telefonata intercettata, Francesco e Daniela parlano dell’«interessamento» della signora Fini presso l’allora governatore del Lazio, Storace, «affinché il poliambulatorio Panigea operasse in regime di convenzione l’esecuzione di esami clinici (tac e risonanza magnetica) particolarmente costosi». Su questa vicenda, l’inchiesta è ancora in corso a Roma.
Russo Paolo (FI): Ex presidente della commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti in Campania, è stato indagato dalla Dda di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito di indagini sulla camorra del Nolano per i suoi rapporti con un imprenditore vicino, secondo gli inquirenti, ai clan della zona. Ma alla fine la Procura ha chiesto l’archiviazione, almeno per questa accusa. Russo resta però indagato nello stesso procedimento per violazione della legge elettorale. Candidato Pdl alla Camera in Campania.
Scapagnini Umberto (FI): Il 26 ottobre 2007 il pm catanese Francesco Puleio ha chiesto la sua condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione per abuso d’ufficio e violazione della legge elettorale. Tre giorni prima delle comunali del 2005, Scapagnini e la sua giunta approvarono due delibere con cui si sospendeva la riscossione dei contributi previdenziali dalle buste paga dei 4000 dipendenti del municipio. La scelta, ufficialmente giustificata come un risarcimento per i danni subiti dai lavoratori a causa di un’eruzione dell’Etna che aveva ricoperto la città di cenere nera, aveva fatto sì che i dipendenti si fossero trovati in busta paga somme varianti tra i 300 e i 1000 euro che ora dovranno essere restituiti a rate senza interessi in undici anni. Scapagnini è pure indagato a Catania per abuso d’ufficio aggravato per i parcheggi sotterranei in costruzione nella città etnea.
Scelli Maurizio (FI): ex commissario straordinario della Croce rossa italiana, già fondatore del partito centrista "Italia di nuovo" ("Né con Prodi né con Berlusconi", 2006), sospettato di aver intermediato il riscatto per la liberazione di alcuni ostaggi in Irak, per esempio le "due Simone", è accusato dalla Procura militare di Roma e dalla Corte dei Conti di aver dirottato verso altre destinazioni 17 milioni di euro destinati alla missione "Antica Babilonia" a Nassiriya "per interventi urgenti a favore della popolazione irakena". Che fine han fatto tutti quei quattrini sborsati dallo Stato tramite i ministeri degli Esteri e della Difesa per alcuni ospedali da campo in Irak? Sarebbero stati - secondo l’accusa – "distratti per esigenze economiche interne alla Croce rossa italiana" fra il 2003 e il 2006, invece di essere restituiti al governo. Di più: quando partì l’inchiesta, i vertici della Cri avrebbero tentato di nascondere la verità con "comunicazioni incomplete o non veritiere sulla effettiva utilizzazione del contributo". Scelli è candidato del Pdl alla Camera in Abruzzo.
Sciascia Salvatore (FI): Condannato definitivamente a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, nella sua qualità di manager Fininvest (capo dei servizi fiscali del gruppo Berlusconi), alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza affinchè ammorbidissero le verifiche fiscali. L’inchiesta è quella aperta dal pool Mani Pulite nella primavera del 1994, in seguito alle confessioni di alcuni finanzieri a proposito di quattro tangenti da circa 100 milioni di lire ciascuna pagate dal gruppo Fininvest perché chiudessero gli occhi nei blitz tributari nelle società Mediolanum, Mondadori ed Edilnord.
Scotti Vincenzo (Mpa): Ex ministro democristiano dei Beni culturali, del Lavoro, della Protezione civile, dei Rapporti comunitari, degli Interni, degli Esteri, con 7 legislature alle spalle, più volte indagato per corruzione a Napoli (assolto nello scandalo della Nettezza urbana e in quello dei Mondiali di Italia 90, salvato dalla prescrizione in quello degli appalti per la ricostruzione post-terremoto), rinviato a giudizio per peculato e abuso d’ufficio in due tranches dello scandalo Sisde (anch’esse finite in prescrizione), è stato condannato almeno dalla giustizia contabile: la Corte dei Conti gli ha recentemente imposto di risarcire allo Stato 2 milioni 995.450 euro, giudicandolo colpevole – insieme all’ex direttore del Sisde Alessandro Voci e a due funzionari del Viminale – di aver fatto acquistare un palazzo a Roma con fondi riservati del Sisde a un prezzo gonfiato (10 miliardi di lire in più del giusto), per mettere da parte fondi neri. Scotti è capolista dell’Mpa in Campania per il Senato.
Simeoni Giorgio (FI): Indagato a Roma per associazione per delinquere e corruzione nello scandalo delle tangenti sulla sanità nel lazio nato dalle confessioni di "Lady Asl", per aver «usato il suo ruolo per appropriarsi di denaro pubblico in modo reiterato» e di aver pure inquinato le prove, nel 2006 s’è salvato dall’arresto perché la Camera ha respinto la richiesta dei giudici.
Speciale Roberto (FI): Ex comandante generale della Guardia di Finanza, è indagato dalla Procura militare di Roma per il presunto utilizzo privato di mezzi della GdF. Il procuratore militare Antonino Intelisano ha tra l’altro acquisito un filmato delle Fiamme Gialle, girato in una fredda mattina del febbraio 2005 a Passo Rolle, in Trentino Alto Adige, che documenta come Speciale portò in montagna parenti e amici per una festa, utilizzando un Atr 42 a turboelica del Corpo, destinato al contrasto del contrabbando e alle missioni umanitarie. La festa si sarebbe dovuta concludere con una mangiata di pesce fresco, trasportato in casse caricate all’aeroporto di Pratica di Mare e spedite con volo militare. Spigole mai arrivate, ma solo per colpa del maltempo. Un altro capitolo dell’indagine riguarda l’utilizzo dei fondi riservati della Guardia di finanza da parte del generale. Speciale si difende così: «Come ogni anno ci siamo recati a Passo Rolle per chiudere le gare invernali della Guardia di finanza, una cerimonia alla quale faceva da madrina come da prassi la moglie del comandante generale». Ma, stando a quanto scritto dai giornali, la Procura militare ha accertato che l’ex comandante Speciale ha utilizzato l’Atr 42 in dotazione al Corpo in occasione di almeno 45 week-end e che l’aereo, per suo ordine e a spese delle Fiamme gialle, era stato «riconfigurato» negli hangar dell’aeroporto militare di Pratica di Mare, in modo da ospitare poltrone «business» per almeno otto passeggeri. Costo per le casse dello Stato: 3.885,91 euro l’ora. Anche per questo la Procura della Corte dei Conti ha avviato nei confronti del generale un procedimento di responsabilità per il danno erariale procurato dai suoi viaggi a scrocco al Passo Rolle, chiedendogli il conto per almeno 32 mila euro di gite aviotrasportate con spigole d’alta quota, più il danno d’immagine per il corpo delle Fiamme Gialle. Ironia della sorte: la Procura della Corte dei Conti è proprio l’ufficio dove il governo Prodi avrebbe voluto dirottare il generale Speciale, dopo la rimozione da comando generale della Guardia di finanza.
Strano Nino (An): La Procura di Catania ha chiesto la condanna di Strano (lo stesso senatore che divorò mortadella nell’aula di Palazzo Madama per festeggiare la caduta del governo Prodi) a 2 anni di reclusione insieme agli altri assessori della vecchia giunta comunale Scapagnini, per abuso d’ufficio e violazione della legge elettorale. Nel 2005, tre giorni prima delle elezioni comunali, Strano, gli altri assessori e il sindaco Scapagnini decisero di erogare una somma compresa tra i 300 e i 1000 euro ai 4.000 dipendenti del Comune (sospendendo il prelievo dei contributi previdenziali dalle buste paga) per «risarcirli» dai danni causati da un’eruzione dell’Etna che aveva ricoperto la città di cenere nera.
Tomassini Antonio (FI): Medico chirurgo, amico personale di Silvio Berlusconi, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni di reclusione per falso. Durante un parto, una bambina sua paziente nacque cerebrolesa, ma lui contraffece e soppresse il partogramma. Nel 2001 Forza Italia lo candidò subito al Parlamento e lo nominò responsabile per la Sanità del partito e presidente commissione Sanità del Senato. Nell’ultima legislatura era membro della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficienza del sistema sanitario nazionale.
Tortoli Roberto (FI): Indagato dalla Procura di Arezzo per concorso in estorsione in uno scandalo che ruota intorno alla costruzione di una multisala cinematografica ad Arezzo.
Valentino Giuseppe (An): Indagato nel 2004 dalla Dda di Catanzaro per i suoi presunti rapporti con l’avvocato Paolo Romeo, condannato per la sua appartenenza alla ‘ndrangheta, ha visto la sua posizione finire in archivio. Ma è tuttoggi indagato a Roma per favoreggiamento perché sospettato di aver rivelato a Stefano Ricucci le intercettazioni telefoniche in corso sulle scalate a Bnl, Antonveneta e Corriere nell’estate del 2005.
Vizzini Carlo (FI): Condannato in primo grado a 10 mesi e salvato dalla prescrizione in appello per il finanziamento illecito di 300 milioni di lire dalla maxitangente Enimont; assolto dal Tribunale dei ministri di Roma dall’accusa di aver preso tangenti quand’era ministro socialdemocratico delle Poste.

INTERVISTA A DE MAGISTRIS

Intervista al pm di Catanzaro a cui la procura generale ha avocato l'inchiesta
dopo l'iscrizione al registro degli indagati del ministro Clemente Mastella

De Magistris:"Mi cacciano perchè indago
Così torniamo all'epoca fascista"

"Oggi il tema in gioco è se tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge
Faccio le corna, ma dopo che mi hanno tolto le inchieste resta solo l'eliminaziione fisica"
di ATTILIO BOLZONI
FRANCESCO VIVIANO


<B>De Magistris:"Mi cacciano perchè indago<br>Così torniamo all'epoca fascista"</B>

Il pm Luigi De Magistris

Ha appena saputo. E comincia a parlare: "Siamo alla magistratura degli Anni Trenta, siamo tornati a un ordinamento giudiziario gerarchizzato proprio dell'epoca fascista". Il sostituto procuratore Luigi De Magistris sceglie con cura le parole, prova a stare calmo nonostante tutto quello che gli sta rotolando addosso. Dice: "Prima mi tolgono l'inchiesta Poseidone, poi il tentativo di allontanamento, poi ancora l'avocazione dell'inchiesta Why Not, faccio le corna ma dopo rimane solo l'ipotesi della soppressione fisica". Il magistrato è nella sua casa di Catanzaro. Risponde a tutte le domande che può. Da qualche minuto ha avuto notizia dalle agenzie di stampa che gli hanno "tolto" anche l'altra indagine, si sfoga: "Stento a crederci, mi sembra una barzelletta".

Che costa sta accadendo dottor De Magistris?
"Il dato è quello dell'impossibilità materiale di svolgere il proprio ruolo. Se è vero, se è vero perché io non ho ancora ricevuto alcuna notifica, ci avviamo al crollo dello stato di diritto. E un altro punto nevralgico è quello dell'articolo 3 della Costituzione che qui si sta mettendo in gioco: i cittadini italiani sono tutti uguali davanti alla legge?"

Tutti i cittadini italiani sono uguali davanti alla legge?
"Se uno arresta chi fa la tratta di esseri umani o i trafficanti di droga gli arrivano i telegrammi e gli applausi, gli dicono che è il magistrato più bravo d'Italia. Ma poi viene cacciato quando indaga sulla pubblica amministrazione. Cosa significa allora? A questo punto la partita non può essere più - visto che il tema è così alto - trasferite o non trasferite De Magistris. Io pongo un altro problema: un magistrato così può rimanere in magistratura. E io, così lo so fare il magistrato, anche se mi mandano a Bolzano o a Novara o a Cagliari. Questo è il tema che è in gioco nel Paese: se un magistrato può continuare a indagare su tutti i cittadino o no".

Lei cosa sa di questa avocazione?
"Di ufficiale nulla. Ma se la ragione è quella sull'omessa astensione nel conflitto con il ministro, questo è un fatto senza precedenti. In questo caso la magistratura, intesa come potere diffuso sul territorio, perde completamente la sua autonomia".

Sembra che il procuratore generale Dolcino Favi abbia motivato il suo provvedimento per l'articolo 412, cioè l'avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell'azione penale o per la non archiviazione nei termini stabiliti dalle legge.
"Se è così, è ancora peggio. Le indagini preliminari sono in corso e quella norma può intervenire solo quando scadono i termini delle indagini. Le mie indagini erano in pieno svolgimento. Quindi, quella norma, è completamente inapplicabile".

Si sentirebbe allora in grado di affermare che c'è stata una forzatura, se fosse andata davvero così?
"Se fosse andata così, sarebbe un eufemismo dire che c'è stata una forzatura. E poi, poi io in queste ore mi sono fatto una domanda: come è che la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di Mastella, una notizia così riservata, è uscita su Libero? Io credo che faccia parte di una vera strategia della tensione. Prima la fuga di notizie su Prodi, poi la revoca delle indagini, poi l'articolo di Libero che è servito a scatenare un processo mediatico per arrivare all'avocazione. Senza questa fuga di notizie su Mastella, non sarebbe accaduto tutto questo. E poi il procuratore generale non potrebbe sapere della notizia di Mastella, è vietato dalla legge. Di quella iscrizione lo può sapere il procuratore della repubblica, il procuratore aggiunto. Il procuratore generale non può conoscere le indagini. E la velocità del suo provvedimento mi ha lasciato esterrefatto".

De Magistris, cosa farà adesso?
"Scriverò a chi di dovere, questa avocazione è un ulteriore tassello di ciò che mi sta accadendo da tre anni a questa parte".

Si rivolgerà al Csm? Denuncerà tutto a un'altra procura?
"Investirò più di un'autorità. Indagavo su un sistema di potere e mi hanno spogliato di tutte le inchieste".

Ci spieghi meglio..
"Il segnale che hanno lanciato è molto chiaro: la magistratura non può più indagare in alcune direzioni. Questo è evidente. Poi è anche la conferma di come una parte del potere giudiziario sta dentro il sistema. Una parte della magistratura è funzionale a certi sistemi oggetto di investigazioni, è fondamentale capire questo. Ecco perché si pone in discussione l'agibilità democratica all'interno della magistratura. Da un lato c'è un ritorno alla magistratura degli Anni Trenta, con segni sintomatici di quel periodo del prefascismo e del fascismo. E cioè la possibilità del ministro di trasferire in via cautelare dei magistrati. Si ritorna al periodo in cui il potentino del paese, il signorotto che chiede l'allontanamento del pretore che magari dava fastidio e poi arrivavano gli ispettori e in una settimana quel pretore lo cacciavano via. Si torna alla magistratura ipergerarchizzata, l'avocazione senza alcuna giustificazione, la magistratura in una posizione di avvilimento totale. Immaginate il messaggio che sta passando in questo momento nei confronti di tutti i colleghi".

Si rimprovera qualcosa nel suo lavoro?
"Io ho un rispetto assoluto delle forme, io ritengo che un magistrato per raggiungere risultati deve innanzitutto rispettare la procedura penale. Detto questo, è ovvio e scontato che chi lavora in queste condizioni possa fare errori. Io non mi rimprovero nulla. Ma sono consapevole di aver potuto fare errori, di aver potuto sbagliare. E' umano, ovvio. Che poi abbia fatto errori è tutto da vedere. Io ho subito in questi mesi un processo pubblico senza potermi difendere".

L'iscrizione del ministro Mastella può aver accelerato l'avocazione dell'altra sua inchiesta?
"Sta nei fatti mi pare. Poi parleranno le carte, ma mi pare assolutamente verosimile".

C'è, come dire, una tempistica ritorsiva?
"Io questo non lo posso dire. Però mettendo insieme i fatti... Un'altra cosa mi sembra incredibile: io stavo facendo un percorso di indagine molto lineare e all'improvviso si inserisce una richiesta di trasferimento del ministro che poi - sembrerebbe - è stata utilizzata per dire tu ti dovevi astenere perché c'era la richiesta di trasferimento. Quindi arriviamo al punto che si equipara una richiesta di trasferimento d'ufficio con un atto istituzionale a una specie di denuncia presentata da un indagato. C'è inimicizia, devi astenerti. Una cosa veramente incredibile. E' senza precedenti. Che cosa dovevo fare di fronte a quella richiesta? Dovevo fermarmi, dovevo chiudere le mie indagini? La logica era quella: io dovevo fermare le mie indagini in quella direzione".

O girare le spalle, far finta di non vedere...
"Voglio dire un'altra cosa sul messaggio che stanno mandando. Se io dovessi essere trasferito il magistrato che mi verrà a sostituire cosa farà, come si comporterà? Sa già che, se dovesse seguire le mie orme, andrebbe incontro a un provvedimento disciplinare. Cosa altro deve pensare? O mi fermo o mi tolgono l'indagine. Ecco perché parlo di fine di autonomia e dell'indipendenza della magistratura. E lo dico a ragion veduta. Così non si può più andare avanti, così non ci sono più gli spazi per questo lavoro. E come si fa?".

Lei è diventato, suo malgrado, anche punto di riferimento per un Sud che vuole liberarsi da certi poteri poco trasparenti. Ha qualcosa da dire a quei ragazzi che manifestano per non farla cacciare? Cosa vorrebbe dire a quei giovani calabresi e a tutti gli altri che credono nell'autonomia della magistratura?
"Io innanzitutto credo che questa mobilitazione sia sui diritti e sulla giustizia e non su un giustizialismo o provocata dalla voglia di un tintinnio di manette, di monetine tirate. Questa è una differenza importante con il 1992. Bisogna capire quale è la posta in gioco, questa non è più una questione solo di Luigi De Magistris. Sono convinto che c'è una consapevolezza dei propri diritti, che oggi c'è una grande maturità democratica. Ho ammirazione per quei ragazzi".

Come si sente davvero, cosa prova dentro nel momento che deve lasciare le sue inchieste?
"In una regione che ha decine e decine di magistrati che si trovano in una situazione di opacità assoluta, si va a colpire con tutti i mezzi chi sta cercando di fare un po' di chiarezza sul fiume di finanziamenti pubblici che sono arrivati... ".

(21 ottobre 2007)
2 juin

COMPAGNI RIALZIAMOCI!!!

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COMPAGNI! L'ITALIA DELLA MAFIA E DELLA REPRESSIONE REGNA MA NOI NON CI FERMIAMO CONTINUIAMO A RESISTERE,A COMBATTERE A FAR SENTIRE A GRAN VOCE LA PAROLA DEL POPOLO CHE VUOLE DAVVERO LA LIBERTA,LA PAROLA DI UN POPOLO CHE ANCORA CREDE NEI VERI VALORI E NON NELLE PAROLE DI UN CENTRO DESTRA CHE HA RIDOTTO UN PAESE SUL LASTRICO! PERCHE' LA GENTE CAPISCA CHE NON SIAMO LA SINISTRA DEI NO! MA RINASCIAMO! SI! RINASCIAMO COME OPPOSIZIONE SOCIALE,COME SINISTRA DELLE PROPOSTE ONESTE E NON AFFARISTICHE MA CHE GARANTISCANO IL BENE SOCIALE A TUTTI E' NON I FAVORI DEI POCHI E DEGLI AMICI!